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Le chiese

Parrocchia di San Leonardo

La chiesa è intitolata al santo patrono di Panza. Leonardo era originario della Gallia ed apparteneva ad una famiglia di nobili franchi amici del re Clodoveo, il quale, da poco convertito al Cristianesimo, volle fargli da padrino al Battesimo. Diventato grande, Leonardo non si arruolò nell’esercito ma si mise al seguito di San Remigio, il quale, avendo battezzato re Clodoveo, aveva ottenuto di liberare tutti i prigionieri che avesse incontrato sulla strada. Anche il giovane Leonardo chiese di liberare tutti i prigionieri, conquistandosi la fama di uomo pio. Leonardo si ritirò in un monastero, continuando ad occuparsi degli umili e dei carcerati; uscito dal monastero, soccorse in un bosco la regina Clotilde sorpresa dai dolori del parto. L’aiuto e le preghiere del Santo le permisero di dare alla luce un bambino e Clodoveo, per riconoscenza, gli concesse parte di quel bosco per erigere un monastero. Si racconta che tutti i prigionieri che lo invocavano, vedevano spezzarsi le loro catene. San Leonardo è il protettore dei carcerati, briganti, fabbri, agricoltori e minatori.
La fondazione della chiesa è antica: fu costruita e ampliata su una cappella dedicata al santo documentata per la prima volta nel 1566. Prima di allora Panza non aveva una parrocchia autonoma ma era sotto la giurisdizione di San Vito a Forio. La chiesa fu elevata a parrocchia nel 1604, nel 1733 fu ricostruita a spese dell’Università di Forio.
L’edificio, situato all’estremità sinistra dell’omonima piazza, è preceduta da un sagrato con sedili in pietra, chiuso da un cancello in ferro. La facciata, percorsa da due coppie di lesene ioniche, è coronata da un frontone arrotondato; al centro è decorata da un pannello maiolicato raffigurante San Leonardo, affiancato sul lato destro da un massiccio campanile con orologio. Il pannello del santo fu fatto realizzare nel 1902 da alcuni devoti panzesi emigrati in America, ed è attribuibile ad una bottega di maiolicari di ambito napoletano. San Leonardo è raffigurato con una catena nella mano destra, la quale è legata introno alla caviglia di un prigioniero inginocchiato; a destra un altro prigioniero inginocchiato. Sullo sfondo a destra è una torre-carcere, ispirata probabilmente alla torre della piazza.
L’interno, a tre navate, è riccamente decorato con stucchi attribuiti a Cesare Starace. L’altare della navata destra è sormontato dalla tela rappresentante la Madonna delle Grazie con San Giuseppe e Sant’Anna, realizzata da Carlo Borrelli nel 1783. Nella navata sinistra è l’altare con la tela rappresentante la Gloria del Sacramento con Santa Lucia, San Pasquale e Sant’Agnello, opera del Borrelli. L’altare maggiore è sormontato dalla tela con la Gloria della Vergine con San Leonardo e San Nicola da Bari, sempre opera del Borrelli.

Parrocchia di San Francesco Saverio

La chiesa si trova sulla strada provinciale che conduce a Panza ed è in contrada Cuotto. È la seconda parrocchia di Panza, un tempo dedicata alla Madonne delle Grazie. Fu eretta nel 1742. L’edificio è sopraelevato rispetto alla strada e vi accede attraverso una doppia rampa di scale, che conduce al cortile esterno e poi al sagrato. Ha un portale rinascimentale in pietra di tufo verde ed un’edicola con due archetti per le campane. La facciata è molto semplice. L’interno è ad una sola navata con volta a botte, mentre l’abside ha una copertura a vela. La parete sinistra della navata ospita la tela con la Pietà, realizzata da Gennaro Migliaccio nel 1766; la parete absidale invece è sormontata dalla tela con la Madonna delle Grazie, San Francesco Saverio e San Gaetano, realizzata dal pittore lacchese Alfonso Di Spigna nel 1741.

Arciconfraternita della Santissima Annunziata

La chiesa venne fondata nel 1689 e sorge nell’estremità sinistra della piazza di Panza. Ha una facciata molto semplice con un campanile a destra e un medaglione in maiolica rappresentante Maria Santissima Annunziata al centro. All’interno è conservata la pala d’altare rappresentante l’Annunciazione, opera di un ignoto pittore campano del 1684. Le pareti della navata sono ricoperte dai sedili in legno utilizzati dai confratelli durante le loro assemblee.

Chiesa di San Domenico

La chiesa fu costruita verso la metà del Settecento dalla famiglia Amalfitano. In seguito ai danni del terremoto del 1883 l’edificio fu restaurato; un secondo intervento di ripristino risale agli inizi del XX secolo ad opera del sacerdote Giovan Crisostomo Verde e un terzo intervento fu eseguito nel 1975 su iniziativa di alcuni abitanti della zona. Edificata in una zona di campagna, la chiesa di San Domenico è raggiungibile attraverso strade strette e tortuose. Le sue origini rustiche sono evidenti dalle dimensioni ridotte e dalla semplicità dell’architettura. La parte superiore della facciata è rastremata verso l’alto attraverso alcuni gradoni, motivo ripreso al di sopra del portone. Il prospetto principale è intonacato e dipinto di rosa e bianco, mentre il resto dell’edificio presenta muri di mattoni in pietra tufacea, nei quali sono ricavate alcune nicchie. L’interno, estremamente semplice, presenta un altare sul quale è collocata una tela rappresentante san Domenico del 1938.

Chiesa di San Gennaro e Convento degli Agostiniani

La chiesa sorge accanto al cimitero comunale e fu eretta alla fine del Cinquecento. Tale ipotesi è confermata dalla relazione del priore del convento risalente al 1650, dalla quale si ricava che nel 1610 i frati Agostiniani di Santa Maria della Scala di Ischia fecero costruire un piccolo convento annesso alla chiesa di San Gennaro. Gli Agostiniani infatti, fin dagli inizi del Cinquecento, possedevano beni immobili nel territorio panzese. Il convento fu edificato lontano dall’abitato, al centro di un vigneto di proprietà del convento stesso dal quale si ricavavano due botti di vino; il convento possedeva anche un altro vigneto che forniva un’altre mezza botte di vino. Il convento fu soppresso nel 1653; nel 1711 le rendite della chiesa di San Gennaro furono devolute alla parrocchia di San Leonardo. Il portale di ingresso dell’edificio è sormontato dalla data 1826, forse a ricordo di un intervento di ristrutturazione. Lo storico D’Ascia descrive così la chiesa: «…graziosa, romantica, è la chiesetta di San Gennaro, posta in mezzo ad un vigneto, che forma l’unico beneficio del pievano del Villaggio. Oltre la posizione incantevole non vi è altro da rimarcarsi. Volevano alcuni Panzesi costruir sull’atrio della detta chiesetta il Cimitero del Villaggio, la cui Cappella per gli uffizi divini sarebbe stata questa medesima, ma il pievano vi si oppose e il desiderio di quei villici rimase deluso.»

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